lunedì 23 febbraio 2009

Sicurezza. Il controllo del territorio

Occorrerà molto tempo per rimediare alle conseguenze che l'introduzione delle ronde in una realtà così poco attenta ai bisogni di tutti e molto agli interessi di parte procurerà alla convivenza civile nel nostro paese e alle stesse esigenze di sicurezza dei suoi cittadini.
Se la sicurezza nasce da prevenzione, controllo dell'ordine pubblico e contrasto sul territorio alle forme di malavita, giustizia e pene certe adeguate ai crimini, l'ordine pubblico è possibile con un impiego efficace delle forze dell'ordine.

Obiettivo

Dimezzare in tre anni i principali tassi di criminalità e gli indicatori di insicurezza percepita, in base alle più attendibili analisi sociologiche.
Le persone devono sentire che le forze dell'ordine operano al loro servizio e che in ogni situazione di difficoltà possono contare sull'aiuto dello Stato, che deve dire ai cittadini "non siete soli".

Interventi

  1. Subito 20mila agenti in più nelle strade,
    • recuperando forze dagli agenti addetti a servizi interni e a presidio armato di potenziali obiettivi.
    • Riorganizzando le caserme di polizia e carabinieri, riducendone drasticamente il numero, e aumentando le pattuglie mobili
    • Presidiando i punti sensibili con l'ausilio di strumenti di vigilanza automatica intelligente, ormai disponibili.
    • Spostando le incombenze amministrative in carico alle questure (passaporti, permessi di soggiorno) sui comuni
  2. La chiave di tutto questo è una pesante riorganizzazione e informatizzazione delle attività delle forze dell'ordine, creando una rete intelligente di coordinamento del personale in pattuglia nei corpi dedicati al controllo del territorio (Polizia, Carabinieri, Guardie di Finanza, Corpo Forestale, Protezione Civile...)
  3. Dopo averli unificati, potenziare e rendere efficaci gli attuali servizi 112 e 113, estendendone le funzioni anche via Internet, responsabilizzando gli operatori, che con un sistema di triage analogo a quello in uso negli ospedali valuteranno le priorità di intervento e provvederanno in tempi rapidi alla verifica delle segnalazioni, anche nei casi meno urgenti.
  4. Tolleranza zero nei confronti dei crimini denunciati, anche contro il patrimonio (furti, scippi, atti vandalici), resa possibile da un sistema giudiziario all'avanguardia e da misure di prevenzione che riducano le fonti di microcriminalità.
Ho detto che di solito non avrei commentato ciò che succede nel Partito Democratico e in generale nelle sfere politiche. Il blog fa politica non parlando di politica ma parlando di interventi concreti.
Oggi devo augurare a Dario Franceschini di essere ciò che ha giurato di essere. E a tutto il partito di restare unito. Io stesso avrei ritenuto preferibili delle primarie subito, ma ora la cosa importante è procedere al rinnovamento radicale dei vertici del partito a tutti i livelli.

giovedì 19 febbraio 2009

Giustizia. L'organizzazione della giustizia e i codici di procedura civile e penale.

Cominciamo con uno degli argomenti più spinosi. Non intendo parlare dei recenti fatti di cronaca, che pure animano l'agenda mediatica di questi giorni.
Però il Partito Democratico è consapevole che la giustizia è la terza colonna portante della sicurezza dei cittadini, insieme alle iniziative di prevenzione e alla gestione dell'ordine pubblico.
Per il Partito Democratico, la riforma della giustizia inizia da una pesante riforma del Codice di Procedura Penale e del Codice di Procedura Civile.
Bisogna ripensarli. Semplicemente. Non dobbiamo garantire la giustizia divina, ma una giustizia umanamente possibile.

Obiettivo

Ridurre del 75% la durata media dei processi civili e penali in tre anni per i processi avviati dopo la riforma e rendere in 7 anni l'Italia, tra i grandi paesi d'Europa, quello con il minor numero di processi arretrati.
Le persone devono verificare che se ritengono di aver subito un torto o di essere state vittime di un crimine, lo Stato, in tempi rapidi, fornirà un giudizio che impegna la responsabilità del magistrato che lo emette.

Interventi

  1. Eliminare tutte le norme che dilatano il processo senza apportare novità all'accertamento dei fatti. Tra queste norme, quelle che hanno un vero ruolo di garanzia e difendono l'imputato da arbìtri nel processo, devono essere agibili dopo la sentenza di primo grado.
  2. La pena diventa esecutiva dopo il primo grado di giudizio.
  3. Il passaggio ad un successivo grado di giudizio è ammesso solo se, in base ad una sentenza della magistratura di revisione, emergono nuovi fatti non considerati nel primo grado o se si accerta che siano state violate delle norme di garanzia. In tale caso, chi ha violato le norme o ha commesso negligenze nel valutare i fatti deve avere delle sanzioni.
  4. I membri della magistratura inquirente, giudicante e di revisione hanno carriere separate e il CSM, con il Presidente della Repubblica, garantisce dell'insieme dell'amministrazione della giustizia, nell'indipendenza dal potere politico.
  5. Pesante riorganizzazione e informatizzazione della macchina della giustizia,
    • semplificando tutte le norme burocratiche e la redazione degli atti amministrativi (eliminando anche potenziali fonti di errore)
    • verificando a livello centrale la gestione delle scadenze per apportare i correttivi necessari sia su singole istanze che in termini di pianificazione generale delle necessità della giustizia (dai giudici alle carceri)
I punti qui sopra possono valere sostanzialmente sia nel processo penale che nel civile.

In altri post avremo modo di parlare di sistema carcerario, di metodi di indagine, di colletti bianchi ed in generale di sicurezza.

mercoledì 18 febbraio 2009

Scendo in campo

Dirò qualche altra cosa, via via, sul titolo di questo Blog.
Scendo in campo io, come scese in campo a suo tempo Qualcun altro. Come dovremmo fare tutti.
Scendo in campo, intanto, con la parola ed il confronto, perché questo Paese dobbiamo costruirlo, farlo crescere, e soprattutto amarlo. Amarne le persone; perché si amano le persone, non la gente.
Basta.
Oggi è il giorno in cui chi ha manifestato il suo interesse, il suo apprezzamento, per l'esperienza di un partito, il Partito Democratico, si sente come chi è appena un passo al di qua di un confine sinora invalicato, al di là del quale c'è l'ignoto.
Io sono tra loro.
Dal bordo di quel confine voglio dire la mia ed è questa: non sarà tanto importante chi sarà il prossimo Segretario del PD ma come sarà indicato.
Ci vogliono delle primarie vere, con candidati veri e nuovi. Il gruppo dirigente attuale si limiti ad amministrare il percorso verso questo evento e poi si faccia da parte. Non mancherà tra loro chi potrà ancora servire il suo Paese nella politica o al governo o nella società civile, ma per quanto riguarda il servizio al partito, grazie, abbiamo già dato.
Una parola sul partito che dovrà essere, che forse è nella mente di qualcuno, forse di molti di noi.
Un partito chiamato non a rappresentare una parte. Dopo la fine delle ideologie, i partiti devono offrire dei modelli di composizione tra i diversi interessi. La competizione elettorale porterà gli elettori a scegliere non una parte o un'altra, ma tra un progetto e un altro di vita sociale, di ricerca del bene comune, con le sue priorità, i suoi metodi e le sue linee d'azione. Ma anche su questo ritorneremo. Perché a noi tocca pensare a questo progetto, proporlo, realizzarlo.