lunedì 13 maggio 2019

Mobilità/6: Lasciamoci trasportare!

Abbiamo parlato del servizio urbano rispetto alle categorie svantaggiate, ma è necessario un ripensamento complessivo del servizio, peraltro reso più facile dalle risorse messe in campo dal comune e dalla regione nello scorso anno.

Raddrizziamo i percorsi

Dobbiamo andare oltre i percorsi circolari attuali, diminuire il numero di linee (o abbreviarne drasticamente i percorsi), aumentarne la frequenza ed estendere l’orario di esercizio. Come «Civica.» abbiamo prodotto un esempio di mappa dei percorsi che, utilizzando le risorse attuali, coglie proprio questi obiettivi. Lo scopo del progetto è dimostrare che è possibile fare diversamente e meglio. Con le informazioni che saranno prodotte nell’ambito del PUMS, certamente si potrà pervenire ad una mappa ancora più efficace e razionale.
Ricordiamo che l’obiettivo cittadino deve essere ridurre l’uso delle auto, non rincorrere l’ultimo caseggiato sperduto, con percorsi così lunghi e articolati da non essere utili a nessuno. Piuttosto, soprattutto per le aree a più bassa densità di popolazione, sarebbe utile puntare su un servizio a chiamata che, con le attuali tecnologie per l’ottimizzazione dei percorsi, potrebbe recuperare efficienza e competitività rispetto alla linea fissa.
Dobbiamo assecondare l’uso dell’autobus+bici, prevedendo regolamenti e mezzi che consentano tale abbinamento, sia trasportando sull’autobus la bicicletta, sia installando rastrelliere in prossimità delle fermate.

Legible Lecce

Bisogna mantenere le stesse linee e percorsi in estate e inverno, mentre invece si modulerà la frequenza in base alle previsioni di utilizzo. Questo intervento aiuterà i cittadini a familiarizzare con i percorsi e a memorizzarli, specialmente se verrà accompagnato da una revisione dei cartelloni informativi; in questo non c’è motivo per non prendere esempio da grandi città dove anche per l’ultimo arrivato è impossibile perdersi. Immaginate che impatto d’immagine esporre ai cittadini e ai turisti una cartellonistica ispirata a quella londinese1!
Va curata la puntualità e la completezza di informazioni. Se si può tollerare il ritardo, non è tollerabile invece la partenza anticipata dalla fermata. Se l’autobus è in anticipo deve aspettare l’orario per ripartire, senza eccezioni; se l’arrivo anticipato è sistematico, allora va rivisto l’orario. Bisogna riprendere il servizio di minibus per il centro storico allargato all’area Mazzini – suggerirei io – con un paio di direttrici fisse (magari con varianti a chiamata) ed una terza linea a chiamata.

L'anno che verrà

La prossima amministrazione sarà anche chiamata a sciogliere il nodo SGM. È un nodo delicato perché ha notevoli impatti sulla gestione cittadina, con risvolti legali, finanziari, economici ed occupazionali non irrilevanti. Occorrono persone coraggiose, competenti e disinteressate per affrontare questi nodi. Come minimo, la vittoria di Carlo Salvemini porrà SGM di fronte alla necessità di collaborare con un’amministrazione con strategie diverse dalle precedenti e di dover coniugare il legittimo conseguimento di finalità aziendali con il bene più grande della città.

1Non è un caso se cito Londra. Londra ha avviato da tempo il progetto Legible London, una ricerca approfondita ampiamente basata su concetti di psicologia cognitiva, per individuare le informazioni necessarie ai cittadini e il modo migliore di comunicarle. Del progetto esiste ampia documentazione, reperibile sul sito internet.

sabato 11 maggio 2019

Mobilità/5: Con due ruote è più bello!

Andare in bicicletta è bello e fa bene. In molte città italiane e, soprattutto, europee, il traffico ciclistico raggiunge livelli ragguardevoli coinvolgendo ampie fasce della popolazione. Lecce avrebbe tutte le caratteristiche per conoscere un deciso sviluppo di questo mezzo, già utilizzato da più della metà dei cittadini, con vario grado di regolarità.
Sviluppare il traffico ciclistico, allora, non è solo un vezzo salutista, ma un contributo fondamentale alla qualità della vita cittadina. Ricordiamo uno degli assunti fatti nel secondo articolo: non si tratta di azzerare le macchine: basta spostare parte del traffico veicolare su altre forme di mobilità per avere un grande vantaggio per tutti. C’è quindi spazio sia per chi è costretto, per salute o distanze, ad usare la macchina, ma anche per i pigri e gli amanti dell’auto a tutti i costi. È sufficiente fare in modo che chi lo voglia sia messo in condizione di poter utilizzare la bicicletta, in sicurezza, per la maggior parte dei propri spostamenti.

30 e lode

Favorire la bicicletta non significa tanto avere piste ciclabili. Le piste ciclabili vanno viste come le autostrade per le macchine: ci vogliono ma non occorre che siano distribuite in modo capillare. Il primo e più importante intervento è ridurre la velocità delle auto. Per questo proponiamo di fare del centro una grande zona 30 e di creare zone 30 in tutte le aree periferiche residenziali, delimitate dalle strade principali, dotando gli accessi di sistemi di moderazione della velocità (dossi, restringimenti della carreggiata…)
Ci sono anche altri interventi soft per le bici: utilizzare le corsie privilegiate, case avanzate in prossimità dei semafori, consentire laddove possibile la marcia contromano, tracciare percorsi ciclabili informali (cycle stripes) con segnaletica orizzontale…

A ruote ferme

Poi ci sono le infrastrutture per la sosta. Le rastrelliere, innanzitutto, che devono essere distribuite in tutta la città e abbastanza alte da consentire di assicurare il telaio della bicicletta e non la ruota. Diffondere le rastrelliere consentirebbe di obbligare il ciclista al loro utilizzo, anche in caso di bike sharing, dove gli utilizzatori vengono tracciati.
Ovviamente, occorrono risorse, come per tutte le cose. Anche in questo caso, una buona pianificazione aiuta gli amministratori. Un piano complessivo della mobilità ciclistica, nell’ambito del PUMS, da realizzare in collaborazione le associazioni del settore, può consentire tempo per tempo di accedere tempestivamente alle forme di finanziamento man mano che venissero rese disponibili da bandi pubblici o provvedimenti (non mancano) per favorire lo sviluppo della mobilità sostenibile.

venerdì 10 maggio 2019

Manutenzione urbana/5: Un circolo virtuoso.

Negli articoli precedenti ho indicato le principali caratteristiche di un sistema di gestione della manutenzione urbana.
Oggi guardiamo le cose ad un livello più alto.

Alziamo lo sguardo

Il sistema di gestione della manutenzione urbana è a sua volta solo un elemento di qualcosa di più complesso: un approccio integrato alla gestione dei beni pubblici.
Cosa significa?
Quando viene segnalato un problema bisogna intervenire, per prevenire disagi ai cittadini ed ulteriori problemi alla stessa amministrazione; si pensi alle richieste di risarcimento a causa delle buche stradali.
Ma questo non è ancora sufficiente. Per ciascuna classe di problemi, occorre verificare:

  • l’estensione
  • la frequenza.

Parliamo di buche: quante buche ci sono? Come sono distribuite? Con quale ritmo se ne generano di nuove? Qual è la condizione del manto stradale nelle diverse aree cittadine? È evidente che, se si conosce già l’estensione di un problema si può cercare di intervenire per risolverlo in modo un po’ più generalizzato. Anziché chiudere una singola buca si potrà rifare tutta una strada, eventualmente con un appalto ad hoc.

Dopo è ancora meglio

In  effetti, sarebbe meglio attivare il servizio di intervento su segnalazione dopo aver effettuato un intervento di manutenzione straordinaria che rimetta a posto in una volta sola la maggior parte dei problemi. Così, i soldi spesi per mettere a posto una strada o una piazza avrebbero più valore, perché con una manutenzione continua e puntuale si eviterà di dover ricorrere in breve tempo ad altri interventi costosi. Diciamo anzi che, in tali casi, attivare successivamente un efficiente servizio di intervento su segnalazione dovrebbe essere un obbligo.

Andare alla radice

Un altro aspetto da considerare è l’analisi del perché insorgano i problemi e fare in modo di prevenirli quando vengono affidate nuove commesse. L’esperienza fatta dalla gestione della manutenzione urbana deve intervenire a modificare i capitolati per la realizzazione di opere pubbliche e i criteri di verifica della corretta esecuzione dei lavori. In questo modo si cercherà di prevenire, per il futuro, disservizi e conseguenti interventi di manutenzione, precisando priorità di intervento o aiutando a scegliere tra possibili soluzioni.
In questo modo si crea un ciclo virtuoso tra intervento di riqualificazione straordinaria e successivi interventi di manutenzione, il cui esito è la soddisfazione dei cittadini.


giovedì 9 maggio 2019

Mobilità/4: Siamo tutti svantaggiati

Quando si parla di persone svantaggiate, bisogna fare una premessa. Svantaggiato è colui che ha difficoltà ad utilizzare un servizio. Ne consegue che, se il servizio pubblico non è adeguato, siamo tutti svantaggiati!
Ad esempio, relativamente al servizio di trasporto pubblico, a giudicare dai numeri del mio precedente articolo, a Lecce è proprio così, visto che solo il 4% degli spostamenti avviene in autobus.
Restiamo sul tema autobus e diciamo che quando si parla di persone svantaggiate si pensa alle pedane per le carrozzine. Evidentemente ci vogliono anche quelle. Ma ci sono molti tipi diversi di svantaggio.
Un adeguata informazione ed una segnaletica chiara presso le fermate costituiscono la premessa essenziale dell’uso del servizio pubblico da parte di tutti i cittadini, anche stranieri o con basso livello di istruzione. La disponibilità di supporti tattili faciliterà evidentemente le persone non vedenti. Queste dovranno poi essere accompagnate verso le fermate dalle guide tattili LOGES. Gli avvisi audio sul mezzo faciliteranno l’individuazione del corretto punto di discesa.
Le persone sorde hanno meno problemi nella maggior parte delle situazioni, ma dovrebbe essere garantita la fruibilità del city terminal e degli altri front-office.
Un servizio a chiamata verrebbe incontro a tutta una serie di “svantaggi” tra cui la difficoltà per persone anziane o con problemi di deambulazione a raggiungere le fermate delle linee fisse e le difficoltà delle persone con disabilità cognitiva, spesso dimenticate dai piani sulla mobilità.
L’altro fronte di intervento è quello della mobilità pedonale. L’Amministrazione ha già sottoscritto il Manifesto delle città “amiche dei pedoni”; ciò significa ripensare le strade in base a necessità ed esigenze di chi non usa veicoli.
Qui riprendo quasi integralmente quanto scritto nel documento entrato nella riflessione di “Civica.”. «L’impegno dovrebbe essere rivolto prioritariamente alla eliminazione di impedimenti o rischi per gli spostamenti delle persone svantaggiate (cieche, ipovedenti, con disabilità motorie, con passeggini...).»
Concretamente, bisognerebbe fare in modo che, «almeno su uno dei due lati, vi sia un corridoio senza barriere (ostacoli, restringimenti…) o dove gli inevitabili cambi di traiettoria siano segnalati alle persone cieche o ipovedenti (LOGES e colori), gli attraversamenti (sia quelli in asse con il corridoio che quelli di collegamento tra una lato e l’altro della strada) siano privi di gradini, tenuti liberi da veicoli in sosta vietata e segnalati alle persone cieche o ipovedenti (LOGES e colori)». Pensiamo su questo all’enorme quantità di pali ENEL per il trasporto dell’energia elettrica anche in zone semicentrali, che andrebbero definitivamente interrati.
Inoltre, è necessario che «gli attraversamenti più lunghi e pericolosi siano dotati di isola salvagente, i semafori siano dotati di avvisatore sonoro / a vibrazione e le fermate del trasporto pubblico siano segnalate alle persone cieche (guide tattili LOGES).» Evidentemente queste considerazioni non esauriscono un tema così complesso. Per individuare di volta in volta le soluzioni più efficaci, compatibilmente alla disponibilità di risorse e alla fattibilità logistica degli interventi, coinvolgendo la figura cittadina del disability manager.

mercoledì 8 maggio 2019

Manutenzione urbana/4: Trasparenza per coinvolgere e responsabilizzare.


La trasparenza è un altro requisito irrinunciabile ed una linea guida chiave per il successo dell’iniziativa. Oggi la tecnologia viene incontro alle esigenze di trasparenza ad un costo molto accessibile e con una grandissima semplicità d’uso da parte di imprese e cittadini.
Gli strumenti tecnologici possono garantire che l'impresa competente venga attivata in modo automatico sulla base del tipo e del luogo di segnalazione. Gli stessi cittadini potranno intervenire nel controllo, verificando l'avanzamento di ciascuna segnalazione, la chiusura degli interventi e la soluzione del problema segnalato.
Si potranno anche conoscere le statistiche degli interventi effettuati, il rispetto dei tempi di risposta e l’efficacia della soluzione.
I contratti con i soggetti appaltatori dovranno prevedere costi standard per tipologia di intervento, dei quali la cittadinanza deve essere messa al corrente. Devono essere fissati anche i tempi per la ricezione della segnalazione, la soluzione del problema, la documentazione dell'intervento e penali in caso di omissione, ritardo o intervento insoddisfacente.

martedì 7 maggio 2019

Mobilità/3: Facciamo le cose in ordine.

Gli interventi in un Piano della Mobilità Urbana Sostenibile sono molteplici e riguardano le strade, le aree per la sosta, la segnaletica, il rapporto tra diverse forme di mobilità, l’intermodalità… Partono da un’analisi dei flussi di traffico e dalle strategie che staranno alla base del Piano Urbanistico Generale.
Si tratta però di interventi “sensibili”, che cambiano la vita dei cittadini creando nuove opportunità di spostamento ma anche nuovi ostacoli e vincoli. Si incentivano alcune forme di mobilità e si disincentivano altre, per ottenere un mix che migliori la qualità della vita, ma inevitabilmente finisce per modificare abitudini consolidate diventando potenziale fonte di malcontento.
Allora è molto importante l’ordine con cui le varie misure vengono introdotte. Ad esempio, come è stato fatto in passato, introdurre corsie preferenziali senza autobus che le percorrano rallenta e limita il traffico automobilistico senza dare nulla in cambio ai cittadini. Ci sarebbe molto da dire sulle corsie preferenziali, ma mi fermo a citarle come esempio di ordine sbagliato nel fare gli interventi.
La nostra proposta approfondisce questo tema e suggerisce un possibile ordine di priorità nell’implementazione dei vari interventi, che potrebbe essere il seguente:
  1. Abbassare il limite di velocità a 30 km/h (area entro la circonvallazione ed eventuali strade o zone esterne): creiamo il presupposto per andare a piedi o far prendere la bicicletta a chi può, in sicurezza, senza intervenire pesantemente sulla viabilità.
  2. Riorganizzare il trasporto pubblico: così com’è non va assolutamente bene; è prioritario che una città come Lecce si doti di linee che devono efficacemente consentire a più cittadini di utilizzare l’autobus per i propri spostamenti, togliendo automobili dalle strade e liberando parcheggi in aree centrali. In questo ambito devono essere previste le aree di scambio e di intermodalità tra automobili private, autobus extraurbani e linee pubbliche urbane per ridurre il traffico veicolare in entrata.
  3. Realizzare una prima serie di percorsi ciclabili e di percorsi pedonali protetti: alcuni ci sono già, ma devono essere collegati fra loro; le aree 30 aiuteranno un processo di interconnessione tra strutture differenti.
  4. Realizzare la ciclostazione presso la stazione FS: per facilitare il traffico dei pendolari; il ribaltamento della stazione faciliterà questo intervento.
  5. Campagna informativa / pubblicità progresso: per informare e incentivare ad una mobilità alternativa all’automobile.
  6. Attuare il piano della sosta e dei parcheggi: individuando aree adeguate per i residenti e privilegiando per le soste lunghe i parcheggi più esterni e in struttura e penalizzando invece, con tariffe crescenti, la sosta lunga in strada.
  7. Rafforzare ed estendere la ZTL: con meno auto in giro, i parcheggi ben regolamentati, servizi pubblici migliorati e più mobilità ciclopedonale, l’obiettivo di estendere la ZTL non solo diventa auspicabile ma quasi l’irrinunciabile fiore all’occhiello di un percorso virtuoso che ha coinvolto tutta la città in modo organico e sostenibile
  8. Completare le reti dei percorsi ciclabili e dei percorsi pedonali protetti: facciamo spiccare il volo ad una mobilità sostenibile e alternativa.
  9. Potenziare il servizio di bike-sharing: l’intervento sul bike sharing non ha secondo noi la priorità più alta, per questo è messo in coda agli altri, ma nulla vieta che si possa attuare anche nelle fasi iniziali del piano, trattandosi di un servizio in più, che, però, può dare i migliori risultati solo dopo aver creato le aree 30 ed almeno una prima rete ciclopedonale.
Ci sarebbero altri elementi degni di attenzione, anche perché il progresso fa passi avanti e dobbiamo guardare cosa succederà nei tempi che ci attendono. Ad esempio: le zone 30 possono favorire l’uso di mezzi di spostamento individuale elettrici (monopattini, segway, ecc…) nel momento in cui ne verrà regolato l’impiego da parte del ministero dei trasporti. Guardando più in là, l’introduzione di sistemi automatici di guida potrebbe creare nuove opportunità di trasporto pubblico.
Ecco perché, anche in tema di mobilità, serve alla città un pensiero lungimirante e persone in grado di cogliere il flusso della storia...

lunedì 6 maggio 2019

Manutenzione urbana/3: Una rete intelligente.

I soggetti da coinvolgere sono e devono essere molti. Soggetti per la progettazione, soggetti per la formazione, soggetti per la supervisione ed il coordinamento, soggetti per la risoluzione dei problemi.
Evidentemente il numero di soggetti coinvolti aumenterà man mano che sarà estesa l’area geografica e la natura dei servizi proposti. A regime potranno essere coinvolti decine di soggetti differenti.

Soggetti diversi per servizio ed area

Ovviamente, problemi diversi potranno richiedere il coinvolgimento di aziende diverse, alcune già responsabili – almeno nell’attualità – per problematiche specifiche (es: SGM), altre da incaricare. Si devono coinvolgere più aziende anche per area di intervento. Immagino tavoli di concertazione con le imprese per concordare le caratteristiche del servizio e corsi di formazione per gli operatori esterni sulle procedure per l’accettare, eseguire e rendicontare l’intervento.
Un numero maggiore di imprese contribuisce a ridurre la conflittualità sugli appalti, può aiutare a far fronte a picchi di attività in una zona, valorizza i soggetti locali, promuove l'occupazione di addetti con bassa professionalità, sottraendoli a circuiti illegali, ma favorendone comunque la crescita, perché verranno inseriti in un circuito organizzativo più ampio e strutturato.
Potranno trovare spazio soggetti già operativi come la Lupiae Servizi, ma si potrà dare spazio anche ad iniziative volte ad integrare persone nel mondo del lavoro (LSU, SPRAR, carcere...)

La «cabina di regia»: l'intelligenza del sistema

Una "cabina di regia" si occuperà di effettuare controlli sugli interventi effettuati e sulla corretta applicazione delle disposizioni contrattualmente convenute da parte delle imprese. Inoltre, interverrà per dirimere eventuali conflitti di attribuzione della soluzione o si attiverà per risolvere problemi che richiedano il coordinamento tra più soggetti.
La cabina di regia può essere individuata anche questa presso un partner esterno che avrebbe obiettivi di contenimento dei costi ed efficacia degli interventi, lasciando ai comuni solo la supervisione generale del sistema, ma ovviamente non dovrà avere la responsabilità della scelta dei soggetti terzi né essere coinvolta nell’esecuzione operativa degli interventi, per non far coincidere controllato e controllore.
Si deve invece resistere alla tentazione di affidare tutto ad un unico soggetto, con la scusa di economie di scala (per lui) che si traducono sistematicamente in pessima qualità, insoddisfazione e, alla fine, in costi maggiori (per noi).

domenica 5 maggio 2019

Mobilità/2: La tassa occulta

Prima di affrontare uno per uno i temi, conviene partire da alcuni assunti base, da alcune premesse senza le quali rischiamo di perdere di vista le motivazioni e gli obiettivi principali degli interventi proposti.

Troppe auto

La prima considerazione è che, a Lecce, ci sono semplicemente troppe auto. Non ci credete? Ora vi do qualche numero. Sapete quante auto ci sono ogni 100 abitanti? La media europea è di 50 auto. L’Italia spicca con le sue 61 automobili. Sono tante? La Francia, paese di dimensioni simile all’Italia, ma più virtuoso, ha bisogno di sole 48 auto ogni 100 abitanti. E noi? Ebbene, Lecce conta ben 67 auto ogni 100 abitanti. 6 in più della già disastrosa media italiana (+10%).
Immaginate di stare al centro, alla ricerca di un parcheggio. Mentre da tempo girate a vuoto cercando un posto per la vostra auto, immaginate che improvvisamente ogni 10 macchine parcheggiate ne sparisca una. È quello che accadrebbe se avessimo macchine quanto la media italiana. Immaginate ora che sparisca una macchina ogni 5 auto parcheggiate: benvenuti in Europa!

Scarso uso dei mezzi pubblici

Un altro spunto di riflessione. In un’immaginaria disfida della mobilità, ci sono di fronte 20 leccesi e 20 baresi, ed in mezzo i vari mezzi di trasporto. Ciascuno dei presenti deve decidere quale mezzo utilizzare. 5 baresi salgono sull’autobus. E i leccesi? Uno solo. Perché non possiamo anche noi avere un servizio pubblico che ci consenta di essere virtuosi, non dico quanto un olandese, ma quanto un… barese!
Quando si parla di modificare il modo con cui ci spostiamo in città, qualcuno immagina chissà cosa. Togliere dalla strada anche soltanto il 10% delle macchine sarebbe già un enorme progresso in termini di salute dei cittadini e qualità della vita in città. È chiaro che è impossibile azzerare l’uso dell’auto, ma se solo riusciamo a porre le condizioni perché uno o due cittadini su 10 scelgano di prendere l’autobus e di lasciare a casa la macchina già avremo ottenuto enormi risultati in termini di sostenibilità e di vivibilità del tessuto cittadino.
Torneremo sulle motivazioni per cui i servizi pubblici sono poco usati; qua mi limito a dire che il problema NON è la mentalità dei leccesi o il loro amore per le comodità.

Una tassa occulta

Un ultimo dato: quanto costa mantenere una macchina? Le stime vanno dai 3.000 ai 6.000 €/anno, in funzione di vari parametri. Restiamo prudenti e diciamo che ogni cittadino spenda 3.000 € ogni anno per mantenere la sua macchina, comprendendo il valore di acquisto, la benzina, l’assicurazione… tutto.
A Lecce ci sono 60.000 auto, Supponiamo di farne sparire il 6%, si badi bene, non tutte, solo il 6% in meno, giusto per avvicinarci alla media italiana. Sono 3600 auto per un totale di quasi 11 Milioni di Euro l’anno!!! 11 Milioni che resterebbero nelle tasche dei cittadini. Tanto per fare un paragone: sapete a quanto ammonta l’intero budget SGM? 9,7 Milioni di Euro l’anno.
La necessità di dover avere un’auto in più a causa del cattivo servizio pubblico o della mancanza di una rete ciclabile decente è una tassa di 3.000 euro l’anno che grava su tutti i cittadini possessori di auto, molto più esosa di qualunque rincaro IMU o TARI. Forse è il caso di aprire gli occhi, no?

sabato 4 maggio 2019

Manutenzione urbana/2: Gradualità, ovvero, un passo alla volta per scalare la montagna.

La gradualità è un carattere necessario per evitare di generare aspettative esagerate, destinate a rimanere deluse, per prendere impegni che si sa di poter mantenere e per rodare l’affidabilità delle procedure e dei partner che collaborano al progetto.

Natura dei problemi

La gradualità deve riguardare la natura dei problemi da gestire. Si deve iniziare da una classe di problemi (es: rimozione di rifiuti abbandonati) e gradualmente estendere il servizio ad altri aspetti della manutenzione urbana (buche, segnaletica, arredo urbano...).

Estensione geografica

La gradualità riguarda anche l’estensione geografica. Si deve iniziare da un'area limitata, un quartiere, e gradualmente estendere il servizio agli altri quartieri. Pian piano tutto il territorio comunale deve essere interessato dall’intervento.
Non solo: questo tipo di servizio si presta ad essere esteso in sinergia a tutto l’hinterland, condividendo l’infrastruttura tecnologica e coinvolgendo in economia di scala i partner del progetto. Servire un’area di 270.000 persone è molto più redditizio che restare limitati al perimetro urbano.

Caratteri del servizio

Gradualità deve essere anche esercitata sulle caratteristiche del servizio. Ad esempio, stabilito un tempo “standard” per la soluzione di un certo tipo di problema, inizialmente si potrà tollerare che il 20% dei problemi venga risolto in ritardo. Nel tempo, tale percentuale dovrà scendere man mano che la macchina organizzativa verrà rodata.

venerdì 3 maggio 2019

Mobilità/1: Una riflessione in movimento

Il tema della mobilità è uno dei temi che più mi sta a cuore. La mobilità è per la città ciò che per il corpo umano è il sangue che scorre nelle vene: la vita stessa della città, la facilità o meno con cui scorre, l’efficienza con cui fluisce da un punto all’altro per infondere idee, lavoro, studio, commercio, affetti, bellezza…
Dal 2016 abbiamo sviluppato un progetto di mobilità sostenibile come Forum per la Salute in tutte le Politiche e poi come Idea per Lecce, in un lavoro che ha coinvolto altre associazioni1 le cui idee fondamentali sono patrimonio di tutti quelli che hanno a cuore un salto in avanti, per la città e per il mondo, nel modo in cui gestiamo i nostri spostamenti quotidiani, e, ovviamente, trovano ampio riscontro nel programma di CarloSalvemini, al quale rimando.
Gli approfondimenti fatti allora, però, hanno dei punti qualificanti e importanti che, per ovvie ragioni di sintesi non possono trovare spazio in un documento tutto sommato essenziale come il programma di governo sulla mobilità del candidato sindaco.
Vorrei dedicare tempo a commentare alcuni di questi punti qualificanti che meglio rappresentano il nostro approccio alla gestione della cosa pubblica. Un approccio che non mette sotto il tappeto la complessità delle questioni, ma prova a tenerne conto operando scelte che possano essere condivise e comprese dai cittadini.
Poiché la redazione del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, è un processo che prevede il coinvolgimento del Consiglio comunale e dei cittadini, ci sarà spazio per sottolineare i punti qualificanti sui quali porrò l’attenzione, con il supporto del movimento di Civica.
  • Priorità da dare agli interventi sulla mobilità, per favorirne la condivisione e massimizzare l’impatto positivo degli investimenti da effettuare.
  • Attenzione alle categorie svantaggiate per favorire una completa fruizione della città a tutti i cittadini.
  • Proposte concrete per la mobilità ciclistica
  • Criteri e proposte per il miglioramento del servizio di trasporto urbano.
1 Le associazioni che hanno contribuito alla riflessione e alla definizione del documento sono: Forum "La Salute in tutte le Politiche", FIAB-Lecce Cicloamici, UISP-Lecce, ADOC, Lecce Bene Comune

giovedì 2 maggio 2019

Manutenzione urbana/1: Un modello coinvolgente.

Iniziamo da qui una serie di post sulla manutenzione urbana. È un tema che mi interessa dal punto di vista dell'organizzazione del servizio di manutenzione, che le attuali tecnologie consentirebbero di rendere efficiente e responsabilizzante per i cittadini.
Mi occuperò quindi del tema, non dal punto di vista urbanistico o ingegneristico, ma dal punto di vista dell'amministratore che ha a cuore il decoro e la vivibilità della sua città.
La manutenzione urbana è uno dei temi più sentiti dalle persone, perché impatta direttamente sulla qualità della vita. Ed è il terreno - accidentato, appunto - su cui le amministrazioni vengono valutate. Può essere però un terreno importante per creare una connessione efficiente con la città e dare dimostrazione di capacità di risolvere i problemi.
Buche, abbandono di rifiuti, un animale investito in mezzo alla strada, un cartello stradale divelto, possono essere tante le situazioni in cui intervenire.
Organizzare un servizio di ricezione di segnalazioni è un'arma a doppio taglio: crea aspettative che, se non vengono realizzate, a loro volta generano delusione; si veda, ad esempio, il censimento delle barriere architettoniche fatto dalla giunta Perrone: lavoro meritevole a cui non sono seguite le dovute azioni di rimozione degli ostacoli alla mobilità delle persone svantaggiate.
In ogni caso, ogni piccolo disservizio si presta ad essere strumentalizzato e usato per attaccare l'amministrazione; è questo il motivo per cui le città stentano a mettere in piedi un servizio integrato di gestione della manutenzione urbana.
Usare smartphone e app, semplifica la possibilità di segnalare disservizi: sarebbe semplice fare una foto, geolocalizzare, inviare. Ma cosa succede dopo lo scatto della foto? È lì che iniziano i problemi: risorse insufficienti, pochi mezzi, controlli inadeguati...
Serve un piano, basato su tre caratteri fondamentali:
  • Gradualità
  • Pluralità
  • Trasparenza
Nei post successivi declineremo questi tre caratteri. Alla fine, si vedrà il contesto generale e alcuni dei presupposti per realizzare un sistema come questo.