sabato 11 maggio 2019

Mobilità/5: Con due ruote è più bello!

Andare in bicicletta è bello e fa bene. In molte città italiane e, soprattutto, europee, il traffico ciclistico raggiunge livelli ragguardevoli coinvolgendo ampie fasce della popolazione. Lecce avrebbe tutte le caratteristiche per conoscere un deciso sviluppo di questo mezzo, già utilizzato da più della metà dei cittadini, con vario grado di regolarità.
Sviluppare il traffico ciclistico, allora, non è solo un vezzo salutista, ma un contributo fondamentale alla qualità della vita cittadina. Ricordiamo uno degli assunti fatti nel secondo articolo: non si tratta di azzerare le macchine: basta spostare parte del traffico veicolare su altre forme di mobilità per avere un grande vantaggio per tutti. C’è quindi spazio sia per chi è costretto, per salute o distanze, ad usare la macchina, ma anche per i pigri e gli amanti dell’auto a tutti i costi. È sufficiente fare in modo che chi lo voglia sia messo in condizione di poter utilizzare la bicicletta, in sicurezza, per la maggior parte dei propri spostamenti.

30 e lode

Favorire la bicicletta non significa tanto avere piste ciclabili. Le piste ciclabili vanno viste come le autostrade per le macchine: ci vogliono ma non occorre che siano distribuite in modo capillare. Il primo e più importante intervento è ridurre la velocità delle auto. Per questo proponiamo di fare del centro una grande zona 30 e di creare zone 30 in tutte le aree periferiche residenziali, delimitate dalle strade principali, dotando gli accessi di sistemi di moderazione della velocità (dossi, restringimenti della carreggiata…)
Ci sono anche altri interventi soft per le bici: utilizzare le corsie privilegiate, case avanzate in prossimità dei semafori, consentire laddove possibile la marcia contromano, tracciare percorsi ciclabili informali (cycle stripes) con segnaletica orizzontale…

A ruote ferme

Poi ci sono le infrastrutture per la sosta. Le rastrelliere, innanzitutto, che devono essere distribuite in tutta la città e abbastanza alte da consentire di assicurare il telaio della bicicletta e non la ruota. Diffondere le rastrelliere consentirebbe di obbligare il ciclista al loro utilizzo, anche in caso di bike sharing, dove gli utilizzatori vengono tracciati.
Ovviamente, occorrono risorse, come per tutte le cose. Anche in questo caso, una buona pianificazione aiuta gli amministratori. Un piano complessivo della mobilità ciclistica, nell’ambito del PUMS, da realizzare in collaborazione le associazioni del settore, può consentire tempo per tempo di accedere tempestivamente alle forme di finanziamento man mano che venissero rese disponibili da bandi pubblici o provvedimenti (non mancano) per favorire lo sviluppo della mobilità sostenibile.

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