Ad esempio, relativamente al servizio di trasporto pubblico, a giudicare dai numeri del mio precedente articolo, a Lecce è proprio così, visto che solo il 4% degli spostamenti avviene in autobus.
Restiamo sul tema autobus e diciamo che quando si parla di persone svantaggiate si pensa alle pedane per le carrozzine. Evidentemente ci vogliono anche quelle. Ma ci sono molti tipi diversi di svantaggio.
Un adeguata informazione ed una segnaletica chiara presso le fermate costituiscono la premessa essenziale dell’uso del servizio pubblico da parte di tutti i cittadini, anche stranieri o con basso livello di istruzione. La disponibilità di supporti tattili faciliterà evidentemente le persone non vedenti. Queste dovranno poi essere accompagnate verso le fermate dalle guide tattili LOGES. Gli avvisi audio sul mezzo faciliteranno l’individuazione del corretto punto di discesa.
Le persone sorde hanno meno problemi nella maggior parte delle situazioni, ma dovrebbe essere garantita la fruibilità del city terminal e degli altri front-office.
Un servizio a chiamata verrebbe incontro a tutta una serie di “svantaggi” tra cui la difficoltà per persone anziane o con problemi di deambulazione a raggiungere le fermate delle linee fisse e le difficoltà delle persone con disabilità cognitiva, spesso dimenticate dai piani sulla mobilità.
L’altro fronte di intervento è quello della mobilità pedonale. L’Amministrazione ha già sottoscritto il Manifesto delle città “amiche dei pedoni”; ciò significa ripensare le strade in base a necessità ed esigenze di chi non usa veicoli.
Qui riprendo quasi integralmente quanto scritto nel documento entrato nella riflessione di “Civica.”. «L’impegno dovrebbe essere rivolto prioritariamente alla eliminazione di impedimenti o rischi per gli spostamenti delle persone svantaggiate (cieche, ipovedenti, con disabilità motorie, con passeggini...).»
Concretamente, bisognerebbe fare in modo che, «almeno su uno dei due lati, vi sia un corridoio senza barriere (ostacoli, restringimenti…) o dove gli inevitabili cambi di traiettoria siano segnalati alle persone cieche o ipovedenti (LOGES e colori), gli attraversamenti (sia quelli in asse con il corridoio che quelli di collegamento tra una lato e l’altro della strada) siano privi di gradini, tenuti liberi da veicoli in sosta vietata e segnalati alle persone cieche o ipovedenti (LOGES e colori)». Pensiamo su questo all’enorme quantità di pali ENEL per il trasporto dell’energia elettrica anche in zone semicentrali, che andrebbero definitivamente interrati.
Inoltre, è necessario che «gli attraversamenti più lunghi e pericolosi siano dotati di isola salvagente, i semafori siano dotati di avvisatore sonoro / a vibrazione e le fermate del trasporto pubblico siano segnalate alle persone cieche (guide tattili LOGES).»
Evidentemente queste considerazioni non esauriscono un tema così complesso. Per individuare di volta in volta le soluzioni più efficaci, compatibilmente alla disponibilità di risorse e alla fattibilità logistica degli interventi, coinvolgendo la figura cittadina del disability manager.

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